
Negli antichi mestieri, quelli che nella lingua comune finiscono in "aio", le mani e gli occhi sono strumenti di altissima precisione.Nessuna tecnologia, nemmeno la più avanzata, nessuna intelligenza artificiale riuscirà mai a dare quel qualcosa in più che l'intelligenza umana, la cura puntigliosa del particolare, l'amore per le cose ben fatte e per il proprio lavoro aggiungono al prodotto finito.
E proprio l'impronta dell'uomo come valore aggiunto rende prezioso un oggetto, perchè la sua storia si intreccia e diviene parte della storia personale di chi lo ha creato o riparato, portandolo a nuova utilità e quindi a nuova vita.
"Imparare un mestiere": un modo di dire in cui è racchiusa una grande dignità, insieme alla determinazione a trovare un proprio posto nella vita e nel tessuto sociale, l'orgoglio di saper fare e voler fare ciò che è giusto e onesto.
Ogni bottega era un piccolo universo a sè, con le proprie minutaglie, i propri arnesi, i propri macchinari, le proprie macchine.Come per magia, da una selva inestricabile di oggetti eterogenei, emergeva il prodotto nuovo, o aggiustato e rimesso a nuovo, curato nei minimi particolari, radioso nella propria solida dignità di lavoro ben fatto.
Vecchie botteghe dove tutto era così affascinante che nemmeno si faceva caso alle
pareti che avevano bisogno di una mano di bianco, botteghe dove il prodotto era sempre frutto di un negoziato fra l'artigiano e il cliente.
Le mani di oggi sono troppo nervose, o snob, o incapaci.Gli antichi mestieri non esistono più, sopraffatti da una tecnologia che li rende obsoleti e mal pagati, ma che in compenso ci inonda di oggetti tutti uguali, anonimi, dalla vita brevissima.
Guardiamo con nostalgia ai tempi in cui il rapporto tra uomo e macchine meccaniche era in grado di creare piccole, irripetibili opere d'arte.
in foto: strumento da sellaio a Palazzo Masi.Epoca: 1800.
